Virus della cella reale nera (BQCV): analisi pratica delle correlazioni
- Davide Simeone
- 3 dic 2025
- Tempo di lettura: 7 min

Il “virus della cella reale nera” nelle api da miele (in inglese Black Queen Cell Virus – BQCV) è una malattia virale che colpisce soprattutto le larve di regina, che diventano scure e muoiono prima di sfarfallare.
L'infezione può avvenire per via verticale, ovvero una regina contaminata dal virus depone uova infette, oppure per via orizzontale attraverso le giovani api operaie che si occupano di pulire le cellette appena sfarfallate e che hanno contenuto individui infetti, o attraverso le api nutrici infette che alimentano le giovani larve da regine attraverso l'alimentazione con pappa reale infetta.
🦠 1. Infezione virale diretta (BQCV)
La causa primaria è la trasmissione verticale dell’infezione da Black Queen Cell Virus, un virus della famiglia Dicistroviridae. Il virus si replica nelle larve di regina, provocando necrosi e annerimento della cella reale.
🐝 2. Trasmissione tramite le api nutrici
Le api nutrici possono trasmettere il virus alle larve tramite:
gelatina reale infetta;
contatto orale;
pulizia delle celle.
Le larve di regina sono particolarmente esposte, poiché ricevono una nutrizione più frequente e più abbondante.
🧪 3. Contaminazione di strumenti e materiale apistico
Il virus può diffondersi anche tramite:
favi e arnie contaminati;
strumenti di allevamento delle api regine.
🌡️ 4. Stress ambientale e nutrizionale
Ulteriori fattori che indeboliscono l’alveare e ne aumentano la suscettibilità:
carenza di nutrizione proteica (monocolture o scarsità di raccolto);
pesticidi, fungicidi e concimi fogliari;
condizioni climatiche estreme;
stress da trasporto.
🧫 5. Coinfezione o stress da Nosema spp.
L’infezione da Nosema apis o Nosema ceranae è strettamente associata all’aumento dei casi di BQCV. Nosema indebolisce il sistema immunitario delle api adulte facilitando la replicazione del virus e la sua diffusione nell’alveare.
🐝 6. Presenza di altri parassiti
La Varroa destructor non è considerata un vettore primario del BQCV, ma lo stress immunitario causato dall’acaro può favorire la diffusione di virus secondari.
È molto interessante analizzare i fattori di stress immunitari (imprevisti o indotti), la correlazione con Nosema spp. e l'aumento esponenziale attraverso pratiche apistiche improbabili.
Tra i fattori di stress imprevisti possiamo sicuramente annoverare le condizioni climatiche estreme e che portano a stress nutrizionali imprevisti (es.: gelate primaverili; aumento repentino delle temperature; importazione di nettari e pollini contaminati da pesticidi, fungicidi e concimi fogliari). Queste condizioni contribuiscono ad un indebolimento del sistema immunitario generale delle api.

Mentre per i fattori di stress indotti possiamo guardare con interesse alle varie pratiche apistiche
finalizzate alle operazioni di allevamento (asportazione di favi per la creazione di nuovi nuclei; riutilizzo di telai con scorte provenienti da famiglie infette di Nosema spp o del virus della cella reale nera BCQV; nessun rinnovo di cera all'interno dell'alveare, o in misura inferiore al 30% annuo; nutrizioni inadeguate al periodo; trattamenti chimici per il controllo di varroa destructor.
Mentre per i fattori si stress imprevisti non possiamo far altro che cercare di prevederli e mettere le api nelle migliori condizioni per poterli superare, per i fattori di stress indotti possiamo fare molto di più per evitarli. Una delle pratiche apistiche di cui arrivano notizie frequenti è l'utilizzo indiscriminato dell'acido ossalico, ovvero l'utilizzo ripetuto sulla stessa generazioni di api, con concentrazioni di acido ossalico più o meno elevate. Nonostante l'AO sia una molecola relativamente sicura, ovvero che non lascia residui nell'alveare, rimane in ogni caso un acido corrosivo, e che ha effetti dannosi sulle api se non utilizzato nel modo corretto.

🧪 Danni dell’acido ossalico sulle api
L’acido ossalico è relativamente sicuro solo se usato correttamente. Un sovradosaggio, applicazioni troppo frequenti o condizioni ambientali inadatte possono causare effetti negativi:
🐝 Effetti sulle singole api
Danni all’epitelio intestinale ➜ irritazione o necrosi dell’intestino medio;
Riduzione della longevità delle api adulte;
Stress fisiologico (soprattutto in presenza di temperature troppo alte o basse).
🧬 Effetti sulla colonia
Diminuzione della popolazione di nutrici (le più sensibili);
Cadute anomale di api dopo il trattamento;
Possibile perdita di regine in casi estremi di sovradosaggio.
È estremamente interessante analizzare i danni da acido ossalico sulle api e la correlazione con Nosema spp.:
🦠 Relazione tra danni da acido ossalico e Nosema
Nosema (Nosema apis o N. ceranae) è un microsporidio che infetta l’intestino medio delle api. E qui nasce il collegamento 👇
🔗 Perché sono collegati
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Diversi studi mostrano che l'acido ossalico può influenzare anche aspetti fisiologici delle api, come alterazioni dell’attività delle proteasi cuticolari e potenziali modifiche al microbiota intestinale. Queste alterazioni possono ridurre le difese naturali (immunità innata e barriera microbica) se le applicazioni sono improprie o ripetute. Stress chimici e disbiosi sono correlati ad aumenti di carico di Nosema, il quale danneggia le cellule epiteliali dell’intestino;
L'acido ossalico può irritare o lesionare quelle stesse cellule.→ Quindi api già indebolite da Nosema sono più vulnerabili agli effetti dell’acido ossalico.
Una singola ape infetta da Nosema può avere anche più di 1.000.000 di spore; bastano tra le 30 e 90 spore per singola ape a dare il via ad una infezione da Nosema.
Maggiore permeabilità intestinale: Se l’epitelio è già danneggiato da Nosema, il trattamento con acido ossalico può:
aumentare lo stress fisiologico;
peggiorare il danno tissutale;
ridurre ulteriormente la longevità delle api.
Effetto indiretto sulla colonia: api con Nosema hanno una minore capacità di nutrire la covata, termoregolare e volare. Trattamenti troppo pesanti (alta percentuale di a.o., o trattamenti ripetuti) possono amplificare questo declino funzionale.
Cautela: gli effetti a lungo termine su microbioma e stress epiteliale dipendono da dosi, via di somministrazione e combinazioni con altri prodotti. La letteratura segnala sia effetti benefici che potenziali effetti collaterali — perciò l’uso esperto e mirato è fondamentale
🧭 In sintesi
L’acido ossalico è utile contro la varroa ma può danneggiare l’intestino delle api se mal usato;
Nosema colpisce lo stesso organo, quindi api già infette diventano più sensibili al trattamento;
La concomitanza di Nosema e trattamento improprio può aggravare mortalità e stress della colonia.
Adesso che abbiamo fissato il concetto di danni ai tessuti epiteliali con conseguente sviluppo di Nosema è il momento di relazione lo sviluppo proprio di Nosema spp. con lo sviluppo esponenziale del BCQV
Correlazione Nosema ↔ BQCV (Black Queen Cell Virus)

Numerosi studi scientifici riportano co-occorrenza e associazioni tra Nosema (specialmente N. apis e N. ceranae) e BQCV; in particolare, colonie con Nosema mostrano più spesso cariche virali di BQCV o manifestazioni cliniche del virus (BQCV è frequentemente segnalato in allevamenti di regine). È plausibile che la compromissione immunitaria o la disbiosi intestinale causata da Nosema faciliti la replicazione o l’espressione clinica di BQCV.
BQCV può essere trasmesso per via orofecale e da nutrici che nutrono la covata; la presenza di Nosema incrementa quindi le possibilità di diffusione e di espressione della malattia nelle celle reali.
Ruolo di Varroa destructor nella dinamica virale
Varroa è il principale driver di aumento di carica virale per virus trasmessi ematicamente (es. DWV). Per BQCV il ruolo diretto del vettore Varroa è meno chiaro — BQCV è un Dicistrovirus trasmesso spesso per via orale/contatto e associato a Nosema — ma elevati livelli di Varroa aumentano lo stress di colonia e la suscettibilità generale alle infezioni virali, alterando così le dinamiche di molte virosi. Ridurre il carico di varroa resta quindi fondamentale per limitare l’impatto complessivo delle virosi. Nel perseguire questo obiettivo vanno tenuti in seria considerazione i protocolli ufficiali di somministrazione di AO al fine di prevenire danni all'epitelio delle api.
Effetti latenti di BQCV sulla longevità delle regine
Studi recenti mostrano che regine con cariche virali elevate (in particolare somma di più virus, DWV, BQCV, ecc.) hanno ridotta performance riproduttiva e longevità; cariche virali elevate nella regina si associano a colonie meno vigorose e maggiori probabilità di perdita di colonia. BQCV, pur colpendo soprattutto larve e pupe di regina, si riscontra anche in adulti asintomatici e può contribuire a questo carico virale complessivo.
Quadro sintetico (meccanismi integrati)
OA (se usato correttamente) → può ridurre spore di Nosema; ma uso scorretto/abuso → disbiosi/alterazione delle difese → possibile aumento di suscettibilità a Nosema o ad altri patogeni.
Nosema → danneggia epitelio intestinale e indebolisce difese → favorisce BQCV e altre virosi per diffusione orofecale e ridotta immunocompetenza.
Varroa elevata → aumenta stress e interventi chimici; favorisce dinamiche virali (soprattutto DWV), peggiora la situazione generale e può avere effetti indiretti anche su BQCV/Nosema.
Ora che abbiamo messo in stretta relazione lo sviluppo di Nosema, favorito anche da pratiche apistiche errate, con l'aumento del virus della cella reale nera BCQV occorre pensare a quali possano essere le strategie operative pratiche per ottimizzare i trattamenti per Varroa quando c’è sospetto/diagnosi di Nosema
Principi generali
Monitorare sempre il carico di varroa con i vari test zav/vec o il conteggio di spore di Nosema su campioni di operaie prima di trattare;
Evitare di somministrare insieme più prodotti chimici stressanti (es. non combinare trattamenti che alterano fortemente microbioma o il sistema proteolitico). Studi indicano effetti sinergici negativi tra amitraz + acido ossalico
Linee guida pratiche
Priorità: ridurre Varroa con metodi a basso impatto microbioma
Preferire sublimazione/vaporizzazione di OA (quando consentito e fatta correttamente), in particolare in periodo di bassa covata o in autunno/inverno, perché ha buona efficacia su varroa e riduce anche Nosema se somministrato gocciolato in sciroppo a dosi controllate.
Usare metodi meccanici/gestionali (asportazione della covata, rimozione covata maschile) come primo intervento o in combinazione.
Se Nosema sospetto/positivo
Valutare trattamento mirato per Nosema (alternative naturali e probiotici mostrano risultati promettenti). Preferire misure che ripristinino microbioma e nutrizione (integrazione proteica di qualità, polline multiflorale);
Se si usa OA in sciroppo per ridurre Nosema, rispettare i dosaggi sperimentati e non combinare con altri trattamenti che compromettono le difese.
Evitare o limitare prodotti che peggiorano la disbiosi
Farmaci/acaricidi noti per impattare sul microbiota (vedi acido ossalico) dovrebbero essere usati con cautela in quanto danneggiano la resilienza intestinale e possono favorire Nosema.
Supporto nutrizionale e microflora
Fornire polline di qualità o torte proteiche; evitando digiuni prolungati. Considerare l’uso di probiotici/alimenti funzionali che hanno dati di efficacia contro Nosema.
Gestione della regina e della riproduzione
In presenza di BQCV o cariche virali elevate, considerare un requeening (sostituzione della regina) da fonte sana (uova/larve verificate); verificare le pratiche di allevamento di api regine per limitare la diffusione (es. rimonte di starter e finitori; trattamenti acaricidi ripetuti).
In definitiva la soluzione come sempre non va ricercata in una "ricetta" fissa ma nella conoscenza e nelle corrette valutazioni sia delle dinamiche che delle correlazioni applicando una buona dose di elasticità mentale, senza mai tralasciare i protocolli operativi redatti dai vari IZS e istituti di ricerca.
Published: December 3, 2025
Autori: Davide Simeone





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