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Vespa crabro - biologia e relazione con gli alveari

16 ago
Tempo di lettura: 20 min

Aggiornamento: 17 ott

Rassegna scientifica


Prefazione

Il calabrone europeo, Vespa crabro Linnaeus, 1761, è un Vespide eusociale autoctono in gran parte dell'Eurasia e un predatore generalista di artropodi. Apis mellifera può rappresentare una delle sue prede, ma la relazione fra le due specie deve essere interpretata alla luce della biologia sociale del predatore, della forza della colonia di api e della forte stagionalità del ciclo del calabrone [1,2].


Il problema apistico diventa più rilevante nella seconda parte dell'anno, quando la colonia di V. crabro raggiunge la massima consistenza, aumenta il fabbisogno proteico della covata e vengono prodotti gli individui sessuati destinati alla riproduzione [2]. Le api possono essere intercettate soprattutto all'esterno dell'alveare, mentre le colonie di A. mellifera dispongono di efficaci risposte difensive collettive, tra cui il balling [1].


La gestione del problema presenta tuttavia un paradosso: le esche alimentari, pur essendo utili per il monitoraggio, possono concentrare localmente il predatore e quindi aumentare il numero di interazioni proprio intorno all'apiario. La ricerca più interessante si sta pertanto spostando verso sistemi nei quali l'insetto non viene semplicemente catturato, ma utilizzato come vettore per trasferire una sostanza all'interno della colonia. Il principio, definibile come trasferimento trofico o “cavallo di Troia”, sfrutta la raccolta di alimento, l'elaborazione delle prede e la trofallassi [3].


Le evidenze sperimentali più avanzate riguardano Vespa velutina, per la quale sono state studiate esche proteiche contenenti fipronil e, più recentemente, la tossicità orale di acetamiprid, spinosad, cipermetrina e piretrine naturali [4,5]. Studi analitici hanno inoltre dimostrato la trasformazione del fipronil in fipronil-sulfone e fipronil-sulfide all'interno delle larve, aprendo una prospettiva interessante sulla possibilità di utilizzare il metabolismo del bersaglio per aumentare l'efficienza di dosi molto basse [6].


Queste esperienze non possono tuttavia essere trasferite automaticamente a V. crabro. Il calabrone europeo è una specie ecologicamente differente, e la ricerca di metodi di controllo deve tenere conto anche del suo ruolo nell'ecosistema. Il futuro delle strategie a esca dovrebbe quindi concentrarsi sulla selettività comportamentale e farmacologica, combinando attrattivi specifici, matrici alimentari appropriate, trasferimento sociale e molecole con il miglior rapporto possibile fra efficacia sul bersaglio e rischio per gli organismi non target.


1. Introduzione

esemplare di vespa crabro
esemplare di vespa crabro

La presenza di Vespa crabro negli apiari viene spesso descritta in termini semplicistici come un problema di “calabroni che mangiano le api”. Dal punto di vista biologico, la situazione è più complessa.

V. crabro è un predatore generalista. La sua dieta comprende numerosi artropodi e risorse vegetali; le api rappresentano una componente della dieta, ma non l'unica [2]. La specie presenta inoltre una colonia annuale e un ciclo fortemente stagionale: una regina fondatrice avvia il nido in primavera, la colonia cresce durante l'estate, raggiunge il massimo sviluppo nella tarda estate e in autunno e termina con la morte delle operaie e dei maschi, mentre le nuove regine svernano individualmente [2,7].

Per l'apicoltura, questo significa che il problema non può essere valutato soltanto in termini di “numero di calabroni presenti”, ma deve essere correlato alla fase biologica della colonia e alla vulnerabilità dell'alveare.

Un ulteriore elemento di interesse è la natura sociale del predatore. Le operaie non consumano semplicemente le prede per sé: catturano, manipolano e trasferiscono alimento all'interno del nido. La rete alimentare della colonia offre quindi un possibile punto d'ingresso per strategie di controllo radicalmente diverse dal semplice trappolaggio [3].


2. Biologia di Vespa crabro

2.1. Ciclo coloniale

La colonia di V. crabro è annuale. La continuità della popolazione è affidata alle femmine fecondate prodotte alla fine della stagione e non al riutilizzo del vecchio nido [2,7].

Questa distinzione è fondamentale perché permette di separare tre entità biologiche diverse:

  • il nido, struttura temporanea;

  • la colonia, comunità sociale che vive per una stagione;

  • la popolazione, che sopravvive grazie alle future regine.

Di conseguenza, un vecchio nido ormai abbandonato non rappresenta automaticamente la fonte della colonia dell'anno successivo.

2.2. Fondazione primaverile

fondatrice di vespa crabro su nido primario
fondatrice di vespa crabro su nido primario

La stagione inizia con la regina che ha superato l'inverno. Nella fase iniziale deve provvedere autonomamente alla costruzione delle prime celle, alla deposizione e all'approvvigionamento alimentare.

La fondatrice attraversa quindi una fase biologicamente molto diversa da quella della colonia adulta. Il numero di individui è minimo e l'intero investimento riproduttivo dipende da un singolo organismo.

Con l'emergere delle prime operaie il sistema cambia rapidamente: la regina viene progressivamente liberata dalle attività di foraggiamento e può dedicarsi soprattutto alla deposizione [2].

2.3. Crescita estiva

emergenza di vespa crabro
emergenza di vespa crabro

Durante l'estate aumenta rapidamente la popolazione del nido. Le operaie svolgono le funzioni di foraggiamento, cura della covata, manutenzione e difesa.

Dal punto di vista alimentare esiste una netta distinzione funzionale:

  • gli adulti utilizzano principalmente risorse liquide e zuccherine;

  • la covata necessita invece di materiale proteico derivato da prede animali [2].

Questo determina una doppia ecologia del foraggiamento.

Il calabrone può cercare contemporaneamente fonti di carboidrati nell'ambiente e prede proteiche per la covata.

2.4. Estate avanzata e autunno

Con l'incremento numerico della colonia cresce anche il fabbisogno complessivo di alimento. La parte finale del ciclo è caratterizzata dalla produzione degli individui riproduttivi.

Le osservazioni svolte in Sardegna hanno documentato attività di foraggiamento su frutta, fiori, essudati vegetali, acqua e differenti prede, compreso A. mellifera [2].

La tarda estate e l'autunno rappresentano quindi il periodo nel quale la presenza di V. crabro può diventare più evidente per l'apicoltore.

2.5. Svernamento

La colonia non sopravvive integralmente all'inverno. Operaie e maschi muoiono, mentre le nuove femmine fecondate lasciano il nido e ricercano rifugi individuali protetti.

La biologia dello svernamento è quindi alla base della dinamica annuale della specie:

colonia → produzione di nuove regine → accoppiamento → dispersione → svernamento → nuova fondazione.

Studi recenti sulla struttura del nido confermano inoltre che la colonia estiva rappresenta una costruzione temporanea, caratterizzata da un'organizzazione architettonica complessa e da una forte dinamica di accrescimento stagionale [7].


3. Alimentazione e relazione con Apis mellifera

3.1. Un predatore generalista

L'interpretazione di V. crabro come specialista delle api non è sostenuta dalla letteratura.

Lo studio bio-etologico condotto in Sardegna ha mostrato un comportamento alimentare ampio e generalista [2]. L'ape domestica costituisce una risorsa disponibile in determinate circostanze, ma non definisce l'intera nicchia trofica del predatore.

Questa precisazione è importante perché condiziona anche la progettazione delle esche: l'obiettivo non è necessariamente trovare “l'esca dell'ape”, ma individuare quali segnali alimentari il calabrone utilizza nella specifica fase stagionale.

3.2. Predazione delle bottinatrici

Le osservazioni di Baracchi et al. in Italia centrale hanno mostrato che V. crabro può intercettare prevalentemente le bottinatrici in rientro, piuttosto che penetrare sistematicamente nell'alveare [1].

Dal punto di vista energetico, una bottinatrice rappresenta una preda relativamente grande e facilmente riconoscibile.

L'apiario può quindi trasformarsi in una fonte alimentare prevedibile, soprattutto quando la richiesta proteica della colonia di calabroni è elevata.

3.3. Risposta difensiva delle api

La relazione predatore-preda non è però unidirezionale.

Le colonie di A. mellifera possono adottare una risposta collettiva nei confronti del calabrone. Il fenomeno noto come balling consiste nella formazione di una massa di api attorno al predatore e può portare a un aumento della temperatura che il calabrone non riesce a tollerare [1].

La forza numerica della colonia diventa pertanto una componente della resistenza alla predazione.

Da qui deriva un principio gestionale fondamentale:

una colonia forte rappresenta la prima barriera contro la pressione predatoria.

4. Trofallassi e “economia alimentare” della colonia

Il comportamento alimentare dei Vespidi rende il nido un sistema di trasferimento di biomassa altamente interconnesso.

La saliva larvale di V. crabro contiene carboidrati e aminoacidi e costituisce una componente importante del sistema alimentare della colonia. Lo studio comparativo di Kojima ha evidenziato una composizione relativamente ricca di specifici aminoacidi e un ruolo della secrezione larvale nel comportamento sociale dei calabroni [3].

Il punto chiave è che la colonia non funziona come un insieme di individui indipendenti.

Un'operaia può:

  1. acquisire una risorsa;

  2. manipolarla;

  3. trasportarla al nido;

  4. trasferirla alla covata o ad altri adulti;

  5. ricevere a sua volta nutrimento dagli altri membri della colonia.

La trofallassi costituisce quindi una rete di distribuzione biologica.

Dal punto di vista del controllo dei Vespidi, questa rete rappresenta un bersaglio straordinariamente interessante perché permette, almeno in teoria, di trasformare un individuo foraggiatore in un vettore verso la colonia.


5. Esche: dalla semplice attrazione alla manipolazione del comportamento

5.1. Matrici zuccherine e proteiche

La scelta della matrice alimentare deve essere associata alla fisiologia del bersaglio.

Durante le fasi in cui la colonia ricerca soprattutto carboidrati, le esche zuccherine possono risultare più attrattive.

Quando prevale la necessità di proteine per la covata, possono aumentare l'importanza delle matrici proteiche.

La ricerca condotta in Campania nel 2025 ha confrontato birra, esche in scatola e alimento commerciale a base di pesce, evidenziando una marcata preferenza di V. crabro per la birra nel periodo settembre-ottobre [8].

Il dato non significa che la birra rappresenti necessariamente l'esca ottimale in ogni momento dell'anno. Dimostra, piuttosto, che l'attrattività è fortemente dipendente dalla specie, dalla stagione e dal contesto ambientale.

5.2. Il problema dell'attrazione vicino agli alveari

L'esca può diventare controproducente se viene utilizzata senza una logica spaziale.

Una trappola attrattiva crea infatti intenzionalmente un punto di interesse per il predatore. Se questo punto si trova a ridosso degli alveari, il sistema può aumentare localmente il traffico di calabroni nell'area protetta.

La ricerca non dimostra che le trappole alimentari generino un aumento permanente della popolazione di V. crabro. È però corretto considerare la trappola come un modificatore del comportamento spaziale, non come una barriera neutra.

5.3. Monitoraggio e controllo sono due obiettivi diversi

Un'ottima esca per il monitoraggio non è necessariamente una buona esca per il controllo.

Nel monitoraggio interessa massimizzare la probabilità di rilevare la specie.

Nel controllo interessa invece:

  • selezionare il bersaglio;

  • evitare organismi non target;

  • mantenere l'interesse alimentare durante il tempo necessario;

  • consentire, nel caso del “cavallo di Troia”, il trasporto del materiale al nido.

Queste esigenze possono essere addirittura in conflitto.


6. Il “cavallo di Troia”: principio biologico

La strategia a trasferimento trofico differisce radicalmente dal trappolaggio convenzionale.

Nella trappola:

attrazione → ingestione → morte del singolo individuo.

Nel sistema a trasferimento:

attrazione → ingestione → raccolta → trasporto → ingresso nel nido → trasferimento sociale → esposizione della colonia.

L'unità di controllo non è quindi più il singolo calabrone.

È la rete sociale della colonia.

Questa impostazione è stata sperimentata soprattutto contro V. velutina, con risultati che dimostrano la fattibilità del principio [4].


7. Esche proteiche e biocidi: ciò che la ricerca ha realmente dimostrato

7.1. Fipronil: il modello sperimentale più avanzato

Il caso più documentato è quello del fipronil.

Barandika et al. hanno studiato esche proteiche contenenti questo principio attivo per V. velutina. Il lavoro ha previsto sia prove di laboratorio sulle larve sia una sperimentazione sul campo in numerosi apiari [4]. Il risultato di particolare interesse è che l'esca non agiva semplicemente per la mortalità dell'adulto foraggiatore. Le larve alimentate con l'esca venivano esposte al principio attivo attraverso il sistema alimentare della colonia. In laboratorio le concentrazioni sperimentate comprendevano diversi livelli, e la formulazione risultata più efficace è stata poi impiegata nella prova sul campo [4].

Negli apiari con pressione elevata di V. velutina è stata osservata una riduzione significativa della presenza del calabrone, mantenuta per almeno due settimane, con una relazione positiva fra quantità di esca consumata e riduzione degli individui osservati [4].

Il risultato costituisce una vera prova di principio del controllo a trasferimento trofico.

7.2. Metabolismo del fipronil nella larva

i metaboliti vengono generati successivamente, durante appunto la fase del metabolismo
i metaboliti vengono generati successivamente, durante appunto la fase del metabolismo

Uno studio analitico successivo ha approfondito ciò che avviene dopo l'ingestione.

Attraverso metodiche HPLC-DAD e GC-MS sono stati identificati nella larva non soltanto fipronil, ma anche i metaboliti fipronil-sulfone e fipronil-sulfide [6]. Il dato è scientificamente importante perché dimostra che l'efficacia di un'esca non dipende necessariamente dalla sola molecola originaria. Il bersaglio può trasformare il principio attivo in metaboliti farmacologicamente differenti.

Gli autori hanno sottolineato che, poiché il fipronil-sulfone presenta elevata tossicità, questa via metabolica potrebbe avere implicazioni per la progettazione futura di sistemi a dose più bassa [6]. Questa osservazione deve essere considerata una prospettiva di ricerca, non una raccomandazione operativa.


8. Quali biocidi sono stati studiati?

La ricerca recente amplia il quadro oltre il solo fipronil.

8.1. Acetamiprid

Uno studio pubblicato nel dicembre 2025 ha valutato la tossicità orale dell'acetamiprid su operaie di V. velutina nigrithorax [5]. Fra le molecole testate, l'acetamiprid ha mostrato la più elevata potenza orale nel sistema sperimentale adottato e un'azione relativamente rapida.

Dal punto di vista farmacologico, si tratta di un neonicotinoide agonista dei recettori nicotinici dell'acetilcolina [5]. Il risultato è particolarmente interessante perché indica che un neonicotinoide può produrre un effetto marcato sul calabrone attraverso l'ingestione. Tuttavia, lo stesso lavoro evidenzia la necessità di considerare il rischio per gli impollinatori e per gli organismi non bersaglio [5].

8.2. Spinosad

Lo spinosad ha mostrato un profilo diverso.

Nel lavoro di Souto et al. l'effetto è risultato progressivo e associato sia a mortalità sia ad alterazioni comportamentali [5]. Lo spinosad è particolarmente interessante dal punto di vista della ricerca perché combina efficacia orale con un meccanismo neurotossico diverso da quello dei neonicotinoidi. Il suo interesse futuro non risiede semplicemente nella letalità, ma nella possibilità di valutare l'effetto subletale sul comportamento di foraggiamento e sulla capacità di rientrare al nido. Per una strategia “Trojan”, quest'ultimo aspetto è cruciale: un composto troppo rapidamente repellente o immobilizzante potrebbe ridurre proprio il trasporto dell'esca che si desidera ottenere.

8.3. Cipermetrina

La cipermetrina ha mostrato una buona mortalità orale nei test del 2025, ma ha anche evidenziato un forte comportamento di evitamento [5]. Questo dato è estremamente importante. Una molecola altamente tossica può essere una pessima molecola per un'esca di trasferimento se il bersaglio la riconosce o la evita.

Il problema della formulazione non è quindi semplicemente: “quanto è tossica?” ma:“quanto è tossica senza compromettere l'accettazione e il trasporto dell'esca?”

8.4. Piretrine naturali

La miscela di piretrine naturali ha mostrato un'efficacia inferiore rispetto ad acetamiprid, spinosad e cipermetrina nel sistema sperimentale considerato [5]. Le piretrine restano però interessanti per la ricerca comparativa perché combinano azione neurotossica e rapida degradazione ambientale. Il limite potenziale, in un sistema trofico, è ancora una volta la selettività e il comportamento del foraggiatore.


9. Confronto concettuale tra le principali molecole studiate

Le evidenze attuali permettono di costruire una matrice qualitativa:

Molecola / classe

Evidenza su Vespidi

Interesse per esca-Trojan

Criticità principale

Fipronil

Alta, con prova sul campo in V. velutina [4]

Molto elevato

Non selettivo; rischio per non target; metaboliti [4,6]

Acetamiprid

Elevata tossicità orale su V. velutina [5]

Elevato, da verificare sul trasferimento

Rischio per impollinatori e differenza fra tossicità individuale ed efficacia di colonia

Spinosad

Elevata tossicità orale e effetti comportamentali [5]

Interessante

Necessità di verificare accettazione, trasporto e effetti non target

Cipermetrina

Elevata tossicità orale [5]

Più problematico

Repellenza/evitamento osservati [5]

Piretrine naturali

Attività documentata, meno potente nel test [5]

Potenzialmente interessante

Efficacia e persistenza inferiori; non selettive


Questa tabella evidenzia un punto spesso trascurato: la molecola con la migliore tossicità acuta non coincide necessariamente con la molecola più adatta a una strategia di trasferimento trofico.


10. Che cosa dovrebbe avere una vera esca “Trojan”?

Una formulazione destinata alla ricerca sul trasferimento trofico dovrebbe teoricamente soddisfare almeno sei requisiti.

10.1. Elevata attrattività

Il calabrone deve riconoscere il substrato come alimento.

10.2. Bassa repellenza

La presenza del principio attivo non deve annullare l'accettazione. Il caso della cipermetrina, che nel lavoro del 2025 ha mostrato comportamento di evitamento, è istruttivo [5].

10.3. Stabilità durante la raccolta

L'esca deve rimanere appetibile nel periodo necessario al prelievo e al trasporto.

10.4. Compatibilità con il comportamento sociale

Il materiale deve essere effettivamente introdotto nel nido e trasferito alla covata.

10.5. Effetto ritardato appropriato

Un'azione eccessivamente rapida potrebbe essere controproducente: il foraggiatore immobilizzato davanti all'esca non diventa un buon vettore.

10.6. Selettività ecologica

Questo è probabilmente il requisito più difficile. Una formulazione ideale dovrebbe essere riconosciuta prevalentemente dal bersaglio e avere un rischio minimo per api, imenotteri selvatici, ditteri e altri organismi.


11. Il futuro: dalla tossicità alla selettività comportamentale

La ricerca futura potrebbe quindi spostarsi da un paradigma centrato sulla molecola a un paradigma centrato sul comportamento del bersaglio.

11.1. Semiochimica

V. crabro possiede sistemi di comunicazione chimica complessi. Studi sul comportamento sessuale hanno dimostrato che i maschi rispondono a segnali chimici associati alle femmine e hanno identificato differenze nei profili dei lipidi cuticolari [9]. Questa evidenza apre la strada alla ricerca di semiochimici in grado di aumentare l'attrazione specie-specifica. Una strategia di questo tipo potrebbe ridurre il problema delle esche alimentari generaliste.

11.2. Feromoni e segnali d'allarme

Sono stati studiati anche i composti coinvolti nella risposta ai segnali di allarme di V. crabro [10]. La prospettiva più interessante non consiste necessariamente nell'utilizzare un segnale di allarme come esca, ma nel comprendere quali molecole modificano l'attività, l'orientamento o la permanenza dell'insetto vicino a una risorsa.

11.3. Progettazione comportamentale dell'esca

L'esca del futuro potrebbe quindi essere concepita come un sistema a più componenti:

segnale semiochimico → attrazione; matrice alimentare → accettazione; principio attivo → effetto biologico; ritardo farmacologico → ritorno al nido; trofallassi → distribuzione; bassa persistenza ambientale → riduzione dell'esposizione non target.

Questo rappresenta una prospettiva molto più sofisticata rispetto alla classica trappola con alimento e insetticida.


12. Una questione cruciale: il “tempo di latenza”

Nel cavallo di Troia il tempo assume un significato particolare. Se il principio attivo uccide l'individuo quasi immediatamente, il vettore potrebbe non raggiungere il nido. Se l'effetto è troppo lento, la quantità di sostanza trasferita potrebbe risultare insufficiente. Il parametro da ottimizzare non è quindi semplicemente la mortalità.

È la combinazione: accettazione × quantità ingerita × tempo di ritorno × quantità trasferita × esposizione della covata × mortalità della colonia.

Questa è una delle principali ragioni per cui i dati di tossicità orale individuale, pur essendo importanti, non bastano per sviluppare una vera esca a trasferimento trofico. Il risultato di un test LC/LD₅₀ non predice automaticamente l'efficacia a livello di nido.


13. Il problema delle dosi subletali

Un'altra prospettiva di ricerca riguarda gli effetti subletali. Un composto può non uccidere immediatamente un lavoratore ma alterarne:

  • orientamento;

  • attività di volo;

  • capacità di foraggiamento;

  • ritorno al nido;

  • capacità di alimentare la covata;

  • interazioni sociali

Nel lavoro del 2025, ad esempio, lo spinosad ha prodotto non soltanto mortalità ma anche modificazioni comportamentali, mentre la cipermetrina ha evidenziato evitamento [5]. Questi dati suggeriscono che il profilo farmacologico ottimale per un sistema Trojan potrebbe non essere quello con la maggiore letalità acuta. Un principio attivo capace di preservare la capacità di trasporto dell'esca ma compromettere progressivamente la funzionalità della colonia potrebbe essere biologicamente più interessante, pur richiedendo studi molto più approfonditi.


14. Il metabolismo come strumento di progettazione

Il caso fipronil/fipronil-sulfone è particolarmente interessante per un altro motivo. Il sistema di controllo potrebbe essere progettato sfruttando il metabolismo del bersaglio. In altre parole, la sostanza introdotta nell'esca non deve necessariamente essere quella che produce l'effetto tossico principale. Può essere il precursore di un metabolita più attivo prodotto dall'insetto.

Gli esperimenti su V. velutina mostrano che il fipronil viene trasformato all'interno delle larve in fipronil-sulfone e fipronil-sulfide [6]. Questa osservazione apre un'interessante linea di ricerca farmacologica:

la formulazione ideale potrebbe essere quella che viene metabolizzata in un composto più attivo direttamente nel bersaglio.

In teoria, questo potrebbe permettere di ridurre la quantità iniziale di principio attivo. Tuttavia, la stessa trasformazione metabolica deve essere studiata anche nei non target prima di poterla considerare un vantaggio ecotossicologico.


15. Verso molecole più selettive

Le classi tradizionali di insetticidi sono nate generalmente per colpire ampi gruppi di insetti.

Un sistema di controllo delle colonie di Vespidi richiede invece una selettività molto maggiore.

Le prospettive future potrebbero comprendere:

15.1. Molecole ad azione neurofisiologica selettiva

L'obiettivo sarebbe sfruttare differenze farmacologiche fra il bersaglio e gli impollinatori non target.

15.2. Regolatori della crescita

Una molecola capace di interferire con sviluppo larvale o metamorfosi potrebbe risultare più adatta a un sistema di colonia rispetto a un piretroide ad azione rapidissima. Questa ipotesi richiederebbe però una validazione specifica sui Vespidi e non può essere dedotta semplicemente dal meccanismo d'azione noto in altri insetti.

15.3. Modulatori comportamentali

Un composto che altera il comportamento sociale o il foraggiamento può teoricamente ridurre la capacità della colonia di mantenersi, anche senza provocare immediatamente elevata mortalità individuale.

15.4. Sistemi “pro-insetticida”

Il concetto più innovativo è quello già suggerito dalla trasformazione del fipronil: una molecola relativamente meno attiva che viene convertita nel bersaglio in un metabolita più potente.

Questa strada è scientificamente promettente ma richiede una valutazione tossicologica molto più sofisticata.


16. Perché Vespa crabro richiede una ricerca specifica

vespa crabro è una specie autoctona nella maggior parte del territorio europeo e svolge un ruolo di predatore negli ecosistemi
vespa crabro è una specie autoctona nella maggior parte del territorio europeo e svolge un ruolo di predatore negli ecosistemi

Quasi tutte le evidenze moderne sul cavallo di Troia derivano da V. velutina. Questo è comprensibile perché V. velutina è una specie aliena invasiva che produce un forte impatto su apicoltura e biodiversità europee. V. crabro presenta invece un quadro ecologico differente. È una specie autoctona nella maggior parte del territorio europeo e svolge un ruolo di predatore negli ecosistemi.

Lo studio sardo evidenzia inoltre che la specie non ha mostrato, nell'area investigata, cambiamenti comportamentali sostanziali tali da far pensare a una forte invasività [2]. Di conseguenza, applicare automaticamente un protocollo sviluppato contro V. velutina a V. crabro sarebbe metodologicamente scorretto. Occorrerebbe prima determinare, direttamente su V. crabro:

  • preferenze alimentari stagionali;

  • velocità di consumo dell'esca;

  • quantità trasportata al nido;

  • frequenza di trofallassi;

  • sensibilità orale dei differenti stadi;

  • comportamento di evitamento;

  • metabolismo del principio attivo;

  • effetti subletali;

  • esposizione dei non target.


17. Proposta di schema sperimentale per la ricerca

Una futura linea di ricerca su V. crabro dovrebbe procedere per livelli, evitando di passare direttamente dal laboratorio al campo.

Fase 1 — caratterizzazione dell'attrattività

Confronto di matrici zuccherine e proteiche in differenti momenti della stagione.

Fase 2 — comportamento di ingestione

Misurazione della quantità consumata e del tempo di permanenza sull'esca.

Fase 3 — trasporto

Determinazione della percentuale di foraggiatori che rientrano al nido dopo l'assunzione.

Fase 4 — trasferimento sociale

Quantificazione del passaggio dell'alimento alla covata e agli adulti.

Fase 5 — farmacologia

Confronto delle diverse molecole mediante tossicità orale e subletale.

Fase 6 — metabolismo

Identificazione dei metaboliti e dei relativi profili tossicologici.

Fase 7 — selettività

Confronto con A. mellifera e con gli insetti non target più esposti.

Fase 8 — microcolonie controllate

Valutazione dell'impatto sulla crescita della colonia anziché della sola mortalità individuale.

Fase 9 — prova di campo

Solo dopo aver dimostrato un rapporto beneficio/rischio accettabile.

Questa sequenza permetterebbe di evitare uno dei principali errori della ricerca applicata: confondere tossicità individuale con efficacia di gestione della colonia.


18. Biocidi e normativa: il confine fra ricerca e applicazione

La dimensione normativa è particolarmente importante per le esche contenenti biocidi. Il Regolamento (UE) n. 528/2012 stabilisce il quadro europeo per approvazione delle sostanze attive e autorizzazione dei prodotti biocidi. Un prodotto biocida non può essere immesso sul mercato o utilizzato semplicemente perché contiene una molecola studiata scientificamente: deve rispettare il regime autorizzativo previsto [11,12].

Il concetto è essenziale: una molecola studiata in laboratorio ≠ un prodotto autorizzato.

Inoltre: un prodotto autorizzato per uno specifico uso ≠ un'autorizzazione generale a preparare autonomamente un'esca per un altro organismo bersaglio.


Il caso del fipronil è emblematico. La banca dati ECHA indica per la sostanza lo status “expired” per PT18 nella relativa voce di approvazione, mentre esistono prodotti biocidi autorizzati in diversi Paesi e specifici contesti d'impiego [12]. Il quadro deve quindi essere verificato a livello di sostanza, prodotto, tipo di prodotto e autorizzazione nazionale o unionale. Per V. crabro, inoltre, non risulta una base scientifica sufficiente per considerare le esche biocide a trasferimento trofico una procedura standardizzata di controllo.


19. Perché le esche biocide possono amplificare il problema

Il rischio più sottovalutato è che l'esca possa essere contemporaneamente: strumento di controllo; strumento di attrazione; strumento di esposizione ambientale.

Una buona esca porta più predatori nel punto di somministrazione. Se il punto di somministrazione è l'apiario, l'effetto può essere paradossale. Inoltre, un'esca proteica può attirare altri organismi, mentre una sostanza insetticida non selettiva può colpire organismi che non fanno parte dell'obiettivo gestionale. Il problema diventa ancora più serio nel cavallo di Troia, perché il principio attivo viene introdotto nella rete sociale della colonia. L'efficienza biologica e il rischio ecologico aumentano quindi insieme.

Questa è la ragione per cui la selettività deve diventare il parametro principale dello sviluppo futuro.


20. Approccio integrato per la protezione degli alveari

Nel contesto reale dell'apicoltura, la strategia più razionale rimane un approccio integrato.

Rafforzamento delle colonie

Una famiglia forte possiede maggiori capacità difensive [1].

Gestione dell'ingresso

La riduzione controllata dell'accesso può essere utile nelle colonie più vulnerabili. Le evidenze più sviluppate derivano dalla gestione di V. velutina, ma il principio della riduzione dell'accessibilità è biologicamente coerente con il comportamento difensivo delle api.

Monitoraggio

Le esche possono essere utilizzate per seguire la fenologia e determinare la presenza del predatore [8].

Localizzazione del nido

Quando la pressione è persistente, individuare la sorgente è spesso più razionale che incrementare indiscriminatamente la densità delle trappole.

Controllo professionale

La neutralizzazione di un nido problematico deve essere affidata a procedure e prodotti ammessi dalla normativa applicabile.

Ricerca sperimentale

Il cavallo di Troia rappresenta una prospettiva scientifica interessante, ma al momento va distinto dall'impiego operativo standard.


21. La prospettiva futura: dal “veleno nell'esca” all'ecologia comportamentale applicata

La prima generazione di ricerche sul problema si è concentrata sulla domanda: quale sostanza uccide meglio il calabrone?

La seconda dovrebbe affrontare una domanda più sofisticata: quale combinazione di comportamento, esca e farmacologia permette di interrompere la colonia con il minimo impatto sull'ecosistema?

La differenza è sostanziale. Una strategia veramente avanzata dovrebbe integrare: fenologia → attrattivo → ingestione → trasporto → trofallassi → metabolismo → effetto subletale/letale → collasso della colonia.

L'intero processo dovrebbe inoltre essere accompagnato da: selettività verso il bersaglio → minimizzazione dei non target → controllo della dispersione ambientale → verifica regolatoria.

In questo modello il principio attivo è soltanto uno degli elementi.

Il vero “sistema di controllo” è l'interazione fra la molecola e la biologia sociale del calabrone.


22. Conclusioni

La biologia di Vespa crabro mostra un sistema estremamente sofisticato nel quale la predazione, il trasferimento alimentare e la riproduzione sono strettamente interconnessi. Il rapporto con Apis mellifera è reale ma generalmente opportunistico. Le osservazioni sul campo indicano una predazione prevalentemente esterna all'alveare, soprattutto sulle bottinatrici, mentre le colonie forti dispongono di una risposta difensiva collettiva efficace [1,2].

Il periodo di maggiore interesse per l'apicoltura è la seconda parte della stagione, quando la colonia raggiunge la massima attività e aumenta il fabbisogno alimentare [2]. Le esche tradizionali rappresentano un importante strumento di monitoraggio, ma devono essere interpretate alla luce del loro effetto di attrazione. Una trappola può ridurre temporaneamente il numero di individui catturati senza necessariamente ridurre la pressione complessiva sul nido; in determinate condizioni può addirittura creare una nuova concentrazione locale di predatori.

Il concetto di “cavallo di Troia” è biologicamente più interessante perché sfrutta la struttura sociale del Vespide. La prova sperimentale più forte è stata ottenuta con V. velutina mediante esche proteiche contenenti fipronil [4]. Gli studi successivi sul metabolismo hanno inoltre dimostrato la formazione di fipronil-sulfone e fipronil-sulfide nelle larve, aprendo una linea di ricerca sulla progettazione di sistemi che sfruttino la bioattivazione metabolica del principio attivo [6].

Le ricerche più recenti ampliano il campo ad acetamiprid, spinosad, cipermetrina e piretrine naturali. Fra queste, acetamiprid e spinosad hanno mostrato profili particolarmente interessanti in termini di tossicità orale su V. velutina, mentre la cipermetrina ha evidenziato un importante limite comportamentale: la repellenza [5].

Questo risultato porta a un principio fondamentale:

la migliore molecola per un'esca Trojan non è necessariamente quella più tossica, ma quella che combina accettazione, trasporto, trasferimento sociale, efficacia sulla colonia e minima esposizione dei non target.

Per V. crabro, il campo rimane largamente da sviluppare. La ricerca dovrebbe ora concentrarsi direttamente sulla specie europea, studiando in modo integrato:

  • preferenze alimentari stagionali;

  • attrattivi zuccherini e proteici;

  • semiochimica;

  • comportamento di trasporto;

  • trofallassi;

  • tossicità orale;

  • effetti subletali;

  • metabolismo;

  • selettività verso A. mellifera;

  • esposizione dell'entomofauna non target;

  • effetti a livello di colonia.


La prospettiva più promettente non è quindi quella di trovare un “veleno per il calabrone”, ma quella di progettare un sistema di controllo comportamentale e farmacologico della colonia, sufficientemente selettivo da poter essere integrato nella moderna gestione degli apiari.

In questa prospettiva il “cavallo di Troia” non è una semplice esca avvelenata. È un possibile strumento di ecologia comportamentale applicata, ancora sperimentale per V. crabro, nel quale l'organizzazione sociale del predatore viene utilizzata come meccanismo di distribuzione del controllo.


Note e riferimenti scientifici

[1] Baracchi, D., Cusseau, G., Pradella, D., & Turillazzi, S. (2010). Defence reactions of Apis mellifera ligustica against attacks from the European hornet Vespa crabro. Ethology Ecology & Evolution, 22, 281–294. DOI: 10.1080/03949370.2010.502323.La ricerca documenta la predazione di V. crabro sulle bottinatrici e la risposta difensiva collettiva delle api. (PubMed Central (PMC))

[2] Pusceddu, M., Lezzeri, M., Cocco, A., Floris, I., & Satta, A. (2022). Bio-Ethology of Vespa crabro in Sardinia (Italy), an Area of New Introduction. Biology, 11, 518. DOI: 10.3390/biology11040518.Studio di riferimento sulla fenologia, il foraggiamento, il comportamento sociale e la predazione di A. mellifera da parte di V. crabro. (MDPI)

[3] Kojima, J. (1991). Comparative study of the composition of hornet larval saliva, its effect on behaviour and role of trophallaxis. Comparative Biochemistry and Physiology Part C, 99, 79–84. DOI: 10.1016/0742-8413(91)90079-9.La ricerca include direttamente V. crabro e documenta la composizione della saliva larvale e il ruolo del sistema trofico della colonia. (ScienceDirect)

[4] Barandika, J. F. et al. (2023). Efficacy of Protein Baits with Fipronil to Control Vespa velutina nigrithorax in Apiaries. Animals, 13, 2075. DOI: 10.3390/ani13132075.Studio di laboratorio e campo sul trasferimento trofico di fipronil mediante esche proteiche. La sperimentazione sul campo ha coinvolto 222 apicoltori; l'effetto è risultato più evidente negli apiari con elevata pressione di V. velutina. (PubMed)

[5] Malaquias Souto, P. et al. (2025). Assessing the oral toxicity of acetamiprid, spinosad, cypermethrin, and pyrethrins in the invasive hornet Vespa velutina nigrithorax. Scientific Reports, 15, 45112. DOI: 10.1038/s41598-025-31988-x.Studio comparativo di tossicità orale su quattro formulazioni contenenti acetamiprid, spinosad, cipermetrina e una miscela di piretrine naturali. L'acetamiprid ha mostrato la maggiore potenza orale nel sistema sperimentale; spinosad ha prodotto mortalità e alterazioni subletali; cipermetrina ha evidenziato comportamento di evitamento. (Nature)

[6] de la Hera, O., Izaguirre, A., Rivas, A., & Alonso, R. M. (2024). QuEChERS-Based Method for the Determination of Fipronil in Protein Baits and Vespa velutina Larvae by HPLC-DAD and GC-MS. Separations, 11, 317.Il lavoro documenta sperimentalmente la presenza di fipronil e dei metaboliti fipronil-sulfone e fipronil-sulfide nelle larve di V. velutina, con implicazioni per la ricerca su formulazioni e bioattivazione metabolica. (MDPI)

[7] Jurczyková, T. et al. (2026). Chemical and structural analysis of a European hornet nest. Scientific Reports, 16, 9395.Studio multidisciplinare sulla struttura e composizione del nido di V. crabro, utile per comprendere la natura temporanea e l'organizzazione architettonica della colonia. (Nature)

[8] Martano, M., Power, K., Montagnaro, S., Esposito, M., D'Emilio, C., & Maiolino, P. (2026). Evaluation of Bait Attractiveness for Vespa orientalis and Vespa crabro (Hymenoptera: Vespidae) in Urban and Apiary Environment of Campania Region (Italy). Insects, 17(4), 368. DOI: 10.3390/insects17040368.Studio condotto in 15 apiari e 10 aree urbane durante settembre-ottobre 2025. V. crabro ha mostrato una marcata preferenza per l'esca a base di birra rispetto alle altre matrici sperimentate. (MDPI)

[9] Spiewok, S., Schmolz, E., & Ruther, J. (2006). Mating system of the European hornet Vespa crabro: male seeking strategies and evidence for the involvement of a sex pheromone. Journal of Chemical Ecology, 32, 2777–2788. DOI: 10.1007/s10886-006-9162-4.Fornisce evidenza sperimentale di segnali chimici coinvolti nell'attrazione sessuale di V. crabro, con possibili implicazioni future per la semiochimica applicata. (PubMed)

[10] Schmolz, E. et al. (2004). Calorimetric investigations on the action of alarm pheromones in the hornet Vespa crabro. Thermochimica Acta, 414, 71–77.Studio delle risposte fisiologiche e comportamentali a segnali chimici associati al sistema di allarme della specie.

[11] European Commission. Regulation on the supply and use of biocidal products. Il Regolamento (UE) n. 528/2012 disciplina l'approvazione delle sostanze attive e l'autorizzazione dei prodotti biocidi; la Commissione specifica che un biocida non può essere immesso sul mercato o utilizzato senza il necessario quadro autorizzativo. (Public Health)

[12] ECHA – European Chemicals Agency. Information on biocides / Biocidal active substances. La banca dati ECHA riporta per il fipronil la voce PT18 con stato “Expired” nella relativa approvazione della sostanza attiva, mentre singoli prodotti possono avere autorizzazioni proprie in specifici mercati e condizioni d'uso. (ECHA)

Nota metodologica. Le evidenze relative a fipronil, acetamiprid, spinosad, cipermetrina e piretrine citate nelle sezioni dedicate ai biocidi riguardano principalmente V. velutina, non V. crabro. Il loro inserimento nell'articolo ha valore di rassegna dello stato della ricerca e di individuazione delle possibili linee sperimentali, non costituisce validazione, prescrizione o autorizzazione d'impiego contro V. crabro. In particolare, i dati quantitativi riportati negli studi sperimentali non devono essere interpretati come ricette per la preparazione autonoma di esche biocide.


autore: Davide Simeone

Published: 16 August 2026

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